70 Views

25 Maggio 2026
IRAN: FINO A 250 EURO DI COSTI IN PIU’ AD ETTARO, EFFETTO VALANGA SU FILIERE AGRICOLE

Seminare lo stesso ettaro di grano o mais costa agli agricoltori il 30% in più in un anno. Ai pescatori, riempire la stessa cassetta di pesce, il 50%. Nelle stalle non va meglio: 3.600 euro di rincari in due mesi. La stima generale è di un aumento dei costi, per ogni ettaro, fino a 250 euro. Margini azzerati, bilanci in negativo ed un orizzonte mai così incerto: nella campagna toscana, come nel mare, agricoltori e pescatori stanno lavorando in perdita. E c’è, tra coloro che ancora non hanno seminato, chi rischia di non farlo: troppa la paura di un investimento senza ritorno. La crisi in Medio Oriente sta travolgendo, come uno tsunami, tutte le filiere agroalimentari della Toscana. Nessuna esclusa. Ad aggravare il quadro all’interno del quale si stanno muovendo faticosamente le aziende agricole c’è anche un andamento climatico imprevedibile che ha portato piogge e freddo sui terreni seminati e lavorati, compromettendo il raccolto di grano, mais e frumento.

A lanciare l’allarme è Coldiretti Toscana, delusa dalle ultime decisioni arrivate da Bruxelles. “Gli agricoltori stanno pagando di tasca loro il prezzo di questa guerra. Il nostro settore è il primo, nella filiera alimentare, a subire i rincari. Le nostre aziende non sono macchine che possiamo spegnere dalla mattina alla sera: le semine, una volta in campo, vanno portate avanti, gli animali curati ogni giorno dell’anno indipendentemente da feste. La tenuta economica di molte aziende è legata alla durata di questo conflitto: gli aumenti si stanno divorando anche quei pochi margini che avevano” spiega la presidente di Coldiretti Toscana, Letizia Cesani”. Guarda il servizio di NOI Tv 

La chiusura dello stretto di Hormuz, da cui transita un terzo dei fertilizzanti mondiali, ha innescato un effetto a valanga che ha portato all’aumento dei costi di tutti i principali input produttivi: dal gasolio agricolo (+50%), indispensabile in questa parte della stagione per le lavorazioni dei terreni ma anche per il funzionamento degli impianti di irrigazione, ai principali concimi azotati come l’Urea (+81%) ed il nitrato ammonico (+31%), fino alle materie plastiche (+30%) come vasi, reti, ecc.

Dinanzi a costi di energia e fertilizzanti fuori controllo e al rischio crescente di carenza di prodotto sul mercato, la Commissione Europea continua a difendere rigidamente le stesse logiche climatiche e industriali ereditate dal Green Deal, scaricando il peso della situazione sugli Stati e lasciando soli gli agricoltori ad affrontare il prezzo della crisi e della transizione. “L’UE ci ha deluso nuovamente. – punta il dito la presidente regionale Cesani – Dimostra ancora una volta, di fronte a questo scenario, di non avere una visione strategica per l’agricoltura europea, né tantomeno il coraggio di invertire la rotta. Ne sono una prova lampante il diniego alla sospensione temporanea di alcuni vincoli del Green Deal. Oggi importiamo una buona parte degli input produttivi di cui abbiamo bisogno per produrre il cibo necessario alla nostra sussistenza: gasolio, fertilizzanti, concimi ma anche materie plastiche, fondamentali per la produzione di vasi, che sono un sottoprodotto del petrolio. Queste voci sono fondamentali e determinano, in condizioni di normalità, il 25% dei consumi intermedi di ogni azienda agricola: questo significa che sono fattori economici decisivi. La nostra agricoltura, la nostra sussistenza, dipendono da altri. Non siamo più padroni del nostro destino”.

Sei favorevole a indicare l’origine degli alimenti nei menu di ristoranti e pizzerie?

Tesseramento 2026

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi